Il potere nascosto delle parole

Ti è mai capitato di pensare a qualcosa che non volevi accadesse e poi vederla succedere davvero?

Forse hai pensato:

"Sicuramente andrà male."

Oppure:

"Non ce la farò."

E quando le cose hanno preso una piega negativa, ti sei chiesta se quel pensiero avesse avuto qualche influenza.

Molte persone hanno vissuto esperienze simili almeno una volta nella vita. In Giappone esiste un'antica idea che cerca di spiegare questo legame tra parole, pensieri e realtà: il Kotodama (言霊).


Che cos'è il Kotodama?

La parola è composta da due caratteri:

  • 言 (koto) = parola

  • 霊 (tama o dama) = spirito, anima

Kotodama significa quindi "lo spirito delle parole".

Secondo questa antica credenza giapponese, le parole non sono semplici suoni. Ogni parola possiede una propria energia e ha la capacità di influenzare chi la pronuncia e chi la ascolta.

Per questo motivo, nella tradizione giapponese si è sempre dato grande valore alle parole di buon auspicio e si è cercato di evitare quelle considerate negative o infauste.

Le parole che coltiviamo ogni giorno

Quando sentiamo parlare di Kotodama, non dobbiamo immaginare una magia capace di cambiare il destino con una formula segreta.

Il suo significato è più sottile.

Le parole influenzano il nostro modo di pensare.

I pensieri influenzano le nostre emozioni.

Le emozioni influenzano le nostre azioni.

E le azioni, giorno dopo giorno, costruiscono la nostra realtà.

Se ogni mattina ci ripetiamo:

"Sono troppo vecchia per imparare qualcosa di nuovo."

oppure

"Non sono capace."

probabilmente affronteremo le sfide con meno fiducia e meno entusiasmo.

Se invece iniziamo a dirci:

"Posso imparare un passo alla volta."

"Farò del mio meglio."

allora il nostro atteggiamento cambia.

Non perché le parole siano una formula magica, ma perché diventano il terreno su cui crescono le nostre azioni.

Anche il silenzio è una parola

Nella cultura giapponese si presta molta attenzione non solo a ciò che si dice, ma anche a come lo si dice.

Una parola gentile pronunciata al momento giusto può dare coraggio.

Una parola dura può lasciare una ferita che dura a lungo.

Per questo motivo, molte espressioni quotidiane giapponesi sono intrise di gratitudine e rispetto.

Parole come:

  • ありがとう (arigatō) – grazie

  • おかげさまで (okagesama de) – grazie al sostegno degli altri

  • よろしくお願いします (yoroshiku onegaishimasu) – affido a te la mia fiducia

non sono semplici formule di cortesia. Racchiudono una visione del mondo in cui le relazioni vengono coltivate anche attraverso le parole.

Le parole che rivolgiamo a noi stesse

Spesso siamo molto attente a non ferire gli altri.

Ma dimentichiamo di ascoltare il modo in cui parliamo a noi stesse.

Quante volte diciamo:

"Sono sempre la solita."

"Non ne faccio una giusta."

"Non sono portata."

Se queste parole fossero rivolte a una persona cara, probabilmente non le useremmo mai.

Eppure le ripetiamo dentro di noi ogni giorno.

Il Kotodama ci invita a osservare con maggiore consapevolezza il nostro dialogo interiore.

Non per obbligarci a essere sempre positive, ma per scegliere parole che ci sostengano invece di indebolirci.


Per una settimana, prova a osservare le parole che usi più spesso.

Ogni volta che ti accorgi di pronunciare una frase negativa verso te stessa, fermati un momento e chiediti:

"Esiste un modo più gentile per esprimere questo pensiero?"

Per esempio:

❌ "Non sono capace."

✅ "Sto ancora imparando."

❌ "È troppo difficile."

✅ "Procederò un passo alla volta."

Piccoli cambiamenti nelle parole possono trasformare il modo in cui affrontiamo le giornate.


Un filo invisibile

Le Temari vengono create intrecciando molti fili sottili fino a formare un disegno armonioso.

Anche le parole funzionano in modo simile. Una singola parola può sembrare piccola e insignificante. Ma le parole che scegliamo ogni giorno si intrecciano lentamente, creando il disegno della nostra vita.

Forse questo è il vero significato del Kotodama:

ricordarci che le parole non sono mai soltanto parole. Sono semi che piantiamo nel cuore, nostro e degli altri.

E vale la pena sceglierli con cura.

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Buona creatività!

Kiyoko

 
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